Chirurgia Protesica Della Spalla

L’artrosi di spalla è la perdita del rivestimento del manto cartilagineo che riveste tutte le ossa in sede articolare, causando quindi vivo dolore e perdita della normale escursione articolare.

Il trattamento può essere eseguito in fase iniziale con fisioterapia o con infiltrazioni di acido ialuronico che permette di lubrificare l’articolazione, nutrire la cartilagine, inibire la flogosi.

Può essere anche effettuato con l’assunzione di condroprotettori tra questi di ultima generazione lo Skylife con effetto protettivo sulla cartilagine di grande effetto anche sulla sintomatologia dolorosa portando il paziente ad un equilibrio metabolico strutturale.

La spalla artrosica clinicamente inizia con fenomeni periartritici, flogosi periarticolare, scrosci articolari, tumefazione articolare, che si tramuta in riduzione dell’articolarità fino alla limitazione estrema per giungere al blocco articolare, caratterizzato da alterazione dei capi ossei articolari e quindi perdita della anatomica conformazione articolare scapolo-omerale.

L’impotenza funzionale non viene data soltanto dalla artrosi ma spesso dalla lesione della cuffia dei rotatori ovvero dei 4 tendini che rivestono la testa omerale che hanno rilevanza nella elevazione della spalla nell’abduzione e nella rotazione. Il tendine sovraspinato il tendine sottospinato il sottoscapolare e il piccolo rotondo danno vita alla cuffia dei rotatori. Quando vi è una massiva rottura della cuffia dei rotatori irreparabile si ricorre all’intervento di protesi di spalla inversa ovvero ad una protesi concepita dal Prof. Grammont 1985 ma ancor prima da  Kolbel, 1972Reeves, 1974 Fenlin, 1975Bateman, 1978 Gristina/Webb, 1982 Neer. con la testa, porzione convessa, posta sulla glena omerale e lo stelo, con la porzione concava, nell’omero (inversa – posizionata al contrario) in maniera tale da sfruttare il muscolo deltoide come principale artefice dei movimenti articolari della spalla bypassando tutta la cuffia dei rotatori.

Indagini strumentali

Le indagini strumentali che vengono eseguite per la patologia della spalla sono:

La radiografia

L’ecografia

La RMN

La RMN con mezzo di contrasto

La TAC

La TAC 3D

 

La Protesi di spalla va impiantata nei seguenti casi:

Artrosi: la perdita delle cartilagini di rivestimento con conseguente scomparsa dello spazio articolare tra omero e scapola, la deformazione delle superfici articolari e la formazione di escrescenze ossee dette osteofiti.

Lesione massiva della cuffia dei rotatori:  l’omero risale verso l’alto perdendo la fisiologica congruenza centrale con la glena.

Malattie Reumatiche: artrite psoriasica e artrite reumatoide.

Necrosi della testa dell’omero: quando la testa dell’omero non riceve più apporto di sangue, degenera e si deforma.

Fratture non consolidate.

Lussazioni ripetitive con instabilità della spalla causando quindi dei danni irreparabili.

 

La protesi di spalla si rende necessaria in due indicazioni fondamentali:

In caso di dolore intenso, non risolvibile in maniera alternativa con fisioterapia e trattamento conservativo.

In caso di perdita importante dei movimenti della spalla, dove il soggetto non è più in grado di svolgere le sue attività quotidiane.

 

Tipi di Protesi:

Protesi totale di spalla: è la protesi più utilizzata, cementata o a pressfit senza cemento, sostituisce la spalla in toto.

Endoprotesi: viene utilizzata in quei casi dove si sostituisce soltanto la testa omerale, ovvero nelle patologie in cui la testa omerale è degenerata del tutto.

Emi encefalica: viene utilizzata nei casi dove parte della testa omerale e del collo siano integri e si sostituisce soltanto il tetto della testa dell’omero

Protesi Inversa: il nome già lo dice, questa protesi viene montata all’inverso. Alla glena scapolare viene fissata la testa componente convessa, semisferica, mentre sull’omero la componente a superficie concava. L’indicazione di tale protesi è rivolta in quei casi dove vi è una compromissione della cuffia dei rotatori per lesione massiva ed irreparabile, oppure nei casi di degenerazione articolare, nei casi di fallimento di altri impianti protesici, nei casi di lussazioni con compromissone dell’articolazione, nei casi di fratture pluriframmentarie, nella ricerca di recupero del movimento articolare più ampio. La conditio sine qua non è l’integrità del muscolo deltoide indispensabile per questo tipo di intervento poiché va a supplire i tendini della cuffia dei rotatori facilitando un recupero articolare in tempi ristretti.

 

Indicazioni postchirurgiche

Il periodo postchirurgico di protesi è costituito da 2 fasi, la prima fase tutore in abduzione per circa 1 mese, la seconda fase che già inizia a 10 giorni circa dall’intervento da una mobilizzazione in fase passiva per 15 giorni e in fase attiva dopo i 15 giorni con ausilio inoltre di idrochinesiterapia e rinforzo dei muscoli del cingolo scapolo-omerale fino al pieno recupero articolare e funzionale nel giro di 60 giorni dall’intervento chirurgico.

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